Dic 31, 2017 - libri    No Comments

Unbroken(libro)

Questo libro parla della storia vera di Louis Zamparini, un ragazzo complicato e piene di risorse ma anche profondamente tormentato che combina molti guai. Crescendo diverrà un atleta olimpico e, durante la guerra, un pilota di bombardieri. In un incidente in volo passerà 47 giorni su un gommone in mezzo all’oceano, successivamente sarà salvato dai giapponesi e rinchiuso in un campo di prigionia fino alla fine della guerra.

La parte dove si parla della guerra e dei campi di prigionia è molto interessante e coinvolgente. In quella parte del libro l’autrice non fa riferimento alla storia di Zamperini, che spesso resta una figura sullo sfondo, ma racconta ciò che è capitato a soldati vicino a Louis; prende il materiale da interviste ai sopravvissuti e articoli giornalistici.

Il problema di questo libro sta invece nell’essere costruito su aneddoti, spesso esagerati, che falsano il tutto. In più parti sembra di ascoltare un ex militare ubriaco che parla della guerra in un bar(stessa attendibilità). Sicuramente per Zamperini è stato doloroso dover ricordare i traumi dell’infanzia e della guerra e posso capire che si sia protetto dietro storie ripetute più e più volte per non dover esporsi del tutto e rendersi vulnerabile davanti alla giornalista, tuttavia credo che la scrittrice avrebbe dovuto andare più a fondo e raccontare i pensieri, le emozioni, le paure di questo giovane uomo. Non ci riesce e la storia diventa una fredda lista di avvenimenti svuotati della loro anima e del loro valore. Alla fine del libro non riesci a farti un’idea su chi fosse Zamperini. Credo che questo avvenga anche per una scelta dell’autrice di trasformare il personaggio in un eroe togliendone tutte le sfumature umane e reali.

In questo libro si usa un modo di raccontare basato sul racconto di un problema a cui segue subito un avvenimento che risolve la situazione precedentemente raccontata. Tutto questo è molto forzato e leggendo un po’ in giro si vede che i fatti non sono andati esattamente nel modo descritto dalla giornalista ma che ci sono stati delle omissioni tese a romanzare il tutto.

Faccio degli esempi. Nella prima parte si descrive il carattere ribelle di Louis e le sue azioni criminose, successivamente si descrive l’avvicinamento di Zamperini alla corsa, il tutto lascia intendere che è stata la corsa a dare un scopo a Louis distogliendolo dai suoi comportamenti scorretti. Non è così, Zamperini faceva sci molto prima di iniziare a correre, quindi c’è stato un periodo in cui si allenava e continuava a rubare e combinare guai. Il cambiamento del ragazzo non è dipeso sicuramente dal suo aver iniziato a fare sport, cosa che faceva anche prima, ma da qualcosa che è cambiato dentro di lui. Ma di questo non si parla allo scopo di romanzare il tutto e farlo apparire più straordinario.

Stesso discorso si può fare con la religione. la scrittrice racconta dei problemi con l’alcool di Zamperini dopo la guerra e lascia intendere che è stata la religione a guarirlo. Peccato che Louis si fosse avvicinato alla religione già dai tempi dell’esperienza sul gommone e che quindi beveva anche quando già credeva. Dopo è cambiato qualcosa ma forse la religione c’entra solo in parte. Di sicuro lei ha forzato molte le cose per farle sembrare diverse da come sono state. Questo non mi è piaciuto.

Altra cosa che mi ha infastidito è il tentativo della scrittrice di attribuire il merito della sopravvivenza di Louis al suo carattere ottimista; arriva a dire che un uomo, finito sul gommone con Louis per 47 giorni senza cibo, fosse morto per il suo atteggiamento negativo. Stiamo parlando di un uomo che è morto di fame e stenti e dargli la colpa della sua morte mi sembra una carognata. Perché su tre persone solo uno è morto di fame? aveva un metabolismo diverso?(gli altri dicevano che perdeva peso più velocemente degli altri) era più debilitato al momento della caduta? Non lo so ma attribuire la colpa della sua morte al suo carattere è una cavolata come lo è dire che Zamperini è sopravvissuto per qualcosa insito in lui e non per semplice fortuna.  Il soldato morto d’altra parte si è dato da fare catturando cibo, difendendo gli altri due dagli squali e in altri modi, è ingiusto dargli la colpa della sua morte solo perché era ansioso e giustamente spaventato ( chi non lo sarebbe in quelle circostanze?). Qui lei è stata superficiale,

Ci sono diverse contraddizioni, si vedono le foto dei soldati sopravvissuti ai campi, tutti pelle e ossa e in un punto si dice che i prigionieri pesavano meno di 40 kg. Eppure in un’altra parte si dice che i prigionieri pesavano 65 kg? Chi ha ragione?

Nel complesso è un libro che è stato scritto male e che pospone la verità alla voglia di emozionare e trasmettere una sensazione di grandiosità.

Ha delle parti meritevoli ma nel complesso non soddisfa.

 

 

Dic 9, 2017 - libri    No Comments

Los hombres que susurran a las maquinas(Antonio Salas)

Questo libro ha numerosi difetti, in primo luogo l’autore dedica molti capitoli ad argomenti che non c’entrano nulla con il tema del libro; oltre a questo Salas affronta molte tematiche diverse e questo lo porta ad non sviscerare a dovere certi aspetti delle varie problematiche. La terza parte prende vigore e vale tutto il libro.

E’ un opera eccellente, stimolante e incredibilmente utile. Un libro che va letto e riletto. Da non perdere.

Si parla di sicurezza informatica. Antonio Sales intervista poliziotti, tecnici e hacker ascoltando le loro storie, opinioni e i loro suggerimenti per la sicurezza. Si parla di hacker-attivismo ( i cosiddetti hacker grigi), di hacker che lavorano per proteggere grandi imprese ( hacker bianchi) e di hacker neri, chiamati cracker, ( quelli che in pratica usano la rete a scopi fraudolenti). Questa suddivisione è imprecisa e grossolana ma rende l’idea.

In realtà ogni hacker ha una sua etica precisa che è difficile classificare e sintetizzare, gli hacker sono persone molto diverse tra loro e ognuno agisce secondo i propri principi che spesso differiscono in modo sostanziale da quelli di tutti gli altri. C’è una sorta di filosofia di base che porta ognuno di loro a limitarsi su alcune cose e impegnarsi su altre ma ciascuno ha un’etica personale e generalizzare è riduttivo. Ogni intervista da una prospettiva diversa sull’argomento. Affascinante.

Andando avanti..

Questo libro è interessante perché utilizza un linguaggio accessibile spiegando non solo cosa fare per la sicurezza ma anche perché farlo. Nel senso che spiega come un cyber criminale può impadronirsi dei tuoi dati o usare il tuo PC per i suoi scopi e come può utilizzare i dati e il materiale che ti estorce. Sapere queste cose è indispensabile per sapere come proteggersi e per non sottovalutare l’importanza della propria sicurezza.

Faccio degli esempi di come si può utilizzare materiale preso indebitamente. Certi virus possono accendere la tua web-cam a distanza. I video che la telecamera riprende ( e anche le foto di minorenni che condividi su blog e social network) possono essere venduti nel deep web, uno spazio in rete con contenuti non indicizzati( non si possono trovare usando i classici motori di ricerca). Pedofili e pervertiti possono così comprare le immagini tue o dei tuoi figli senza che tu ne sappia niente.

La soluzione consiste nel coprire la telecamera di PC e cellulari con un pezzo di scotch nero e nel tenere aggiornati sia il sistema operativo che l’antivirus di entrambi i dispositivi.

Uno dei primi hacker intervistati da Salas spiega come trovare le vulnerabilità di un sistema sia tutto meno che facile, per questo motivo la maggior parte dei cybercriminali utilizza il lavoro di altri per i propri intenti. Lo spiego per come l’ho capito io. Un normale truffatore non sa come trovare una vulnerabilità di un sistema(cosa molto complessa anche per gli addetti ai lavori) in compenso può usare un programma creato da altri e sfruttare le vecchie vulnerabilità individuate da tecnici per violare i PC non aggiornati. Gli aggiornamenti proteggerebbero il PC ma se l’utente non se ne occupa il computer resta sprotetto e vulnerabile .

Stesso discorso per le password, un cybercriminale non ha le capacità per scoprire le password di un utente specifico ma può usare un programma per rastrellare migliaia di account e trovare quelli con le password più semplici e prevedibili.

Tutto questo significa che proteggersi non è impossibile ma che per farlo ci vuole consapevolezza e una certa dose di prudenza.

Non proteggere i social network permette a terzi di ricostruire tutti i pezzi e le informazioni che hai lasciato su diversi social per ricattarti, manipolarti o per usare le tue foto e il tuo materiale per creare profili falsi costruiti allo scopo di ingannare altre persone. In questo libro l’autore vive proprio questa esperienza parlando con quello che crede essere un nazi che vuole ucciderlo in seguito ad un suo lavoro investigativo sotto copertura in diversi gruppi nazionalsocialisti. La verità sarà un’altra e si scoprirà man mano.

Riguardo ai bambini, gli hacker consigliano di seguirli passo-passo nel loro avvicinarsi ad internet, nel farli riflettere sui pericoli e nel guidarli mentre imparano a riconoscere da soli così è meglio evitare e cosa invece è sicuro.

Mettere i blocchi ai siti serve a poco, è più utile indirizzarli verso dei siti sicuri e parlare con loro delle problematiche che potrebbero avere online. Un po’ come quando s’insegna ad un bambino ad attraversare la strada guardando da un lato e dall’altro prima di passare. Nel caso di internet è qualcosa di simile:s’insegna a non cliccare d’impulso ma a riflettere su quello che si sta facendo.

E’ importante capire che la rete è uno strumento potente che un bambino non sa gestire e che dare i cellulari ai piccoli solo per tenerli tranquilli li può esporre alla pedofilia e all’influenza di persone disturbate. Sul deep web non mancano le foto di minorenni di 10 anni che si spogliano sotto richiesta del pedofilo di turno. E’ triste.

Nel complesso è uno di quei libri stimolanti che vale la pena leggere.

Il libro non è stato tradotto in italiano, io ho letto la versione spagnola ( si capisce senza troppe difficoltà), in alternativa si può comprare in inglese e in parecchie altre lingue del U.E.

Lo consiglio.

Dic 1, 2017 - documentario    No Comments

Gleason

Questo documentario mostra i filmati che Steve Gleason, un uomo malato di sclerosi laterale amiotrofica (ELA), registra per il figlio Rivers; l’obiettivo è parlargli di sé e creare un contatto per il momento in cui il bambino diverrà grande e Gleason non ci sarà più.

Steve si metterà a nudo raccontando le sue vulnerabilità e mostrando le sue riflessioni e le sue parti più sincere e personali con l’intento di farsi conoscere dal figlio. E’ molto intenso e vero, tocca il cuore. Mentre lo si vede si cresce con Gleason e si condividono le sue sensazioni e le sue esperienze. Molto coinvolgente. Ti cambia.

Vedremo quest’uomo sportivo, ex difensore della NFl, con una moglie dinamica e sorridente indebolirsi gradualmente e diventare sempre più fragile e dipendente. Lo vedremo così nelle sue giornate buone e in quelle cattive, nel rapporto con il padre, con il figlio e con la moglie e come tutto questo evolve man mano che la malattia progredisce.

Al momento della diagnosi la moglie di Gleason è incinta e quindi vedremo come cambiano le cose anno dopo anno, come il figlio svilupperà e diventerà sempre più indipendente mentre il padre perderà la facoltà di parlare e poi di respirare dovendo usare delle macchine per fare entrambe le cose.

Nel film si vide il rapporto di Gleason col padre, un uomo autoritario e molto religioso che lo pressa affinché segua la sua stessa spiritualità. I due si parlano a cuore aperto, a volte litigano ma gradualmente si capiscono.

Con la moglie vivace e sensibile c’è sempre un equilibrio da ricreare.

Si vede come nonostante la malattia Gleason mantenga la sua gioia di vivere, riuscendo a creare, nonostante le sue condizioni, un legame col figlio e delle situazioni molto felici e familiari con la moglie e il bambino.

Gleason creò un’associazione per permettere ai malati di ElA di viaggiare in tutto il mondo e avere nuovi stimoli. Lotterà anche per fare in modo che i malati di Ela possano comprare i macchinari necessari a parlare(funzionano tramite lo spostamento degli occhi su uno schermo con delle lettere) rimando coperti dall’assicurazione sanitaria, senza ciò dovere sostenere spese aggiuntive. Questo tipo di macchinario di fatto tiene in vita la persona permettendole di comunicare con il mondo e potere quindi continuare a coltivare relazioni umane e avere una qualità di vita migliore. Tutto questo è indispensabile per non trasformarsi in un vegetale e restare coinvolto nel mondo.

In generale è un film profondo e umano. Ti da molto e ti fa riflettere. Lo consiglio.

 

 

Nov 29, 2017 - documentario    No Comments

How to survive a plague (AIDS)

Questo documentario racconta del gruppo Act Up che, nel periodo in cui si diffondeva l’AIDS e nessuno voleva farci niente,lottò per fare sentire la voce dei malati, per diffondere informazioni scientifiche sulle varie cure e per pretendere dei farmaci.

Siamo in un periodo in cui molti credevano che gli omosessuali meritassero di morire per via del loro orientamento sessuale e per questo i pazienti venivano trattati senza umanità e con timore.

Lo stesso Bush dichiarò che, “se un certo comportamento ti fa ammalare, interrompi il comportamento”. Sottolineando così come per il presidente l’educazione sessuale e la prevenzione non fossero importanti. Allo stesso modo metteva in chiaro come trovare una cura per l’AIDS non fosse una priorità per il governo.

La Chiesa ci metteva del suo stigmatizzando l’uso dei profilattici e mettendo bocca per impedire una corretta educazione sessuale nei confronti dei giovani. Insegnare ai ragazzi ad usare i preservativi era invece qualcosa di prioritario per fermare l’epidemia di Aids e salvare delle vite.

il primo farmaco in commercio era l’Azt con terribili effetti collaterali ( alcuni sono diventati ciechi) e nessun beneficio.  L’act up quindi iniziò ad esaminare sia gli studi scientifici che le cure messe in atto negli altri paesi. Iniziò a creare un dizionario per rendere comprensibili i termini tecnici a tutti. Lottò affinché farmaci con pochi benefici fossero comunque venduti per dare una mano ( in quel periodo molti farmaci si compravano al mercato nero) e offrirono i loro corpi per testare combinazioni di farmaci e nuove cure. S’inserirono nelle industri farmaceutiche e crearono dei nuovi protocolli di cura più efficaci. Fecero pressione al governo affinché investisse più denaro per la ricerca di una cura e parlarono del problema con i media dando informazioni su come prevenire il problema e sulle cure più efficaci.

Organizzarono sit in e proteste per pretendere una cura e l’attenzione che si sarebbe data a qualsiasi altra epidemia.

Soprattutto lottarono per dare un volto umano ai milioni di vittime che spariva senza che importasse a nessuno ( se non ai suoi cari).

Ad Act up si deve la scoperta dell’efficacia dell’uso combinato di farmaci  per curare l’Aids, l’informazione ai malati e l’aver fatto diventare il problema Aids centrale nel programma politico di Clinton.  Act up ha inoltre alzato la voce per diffondere l’educazione sessuale e la prevenzione e per ottenere nuovi farmaci e ricerche.

In questo documentario si vedono i volti reali dei giovani che combatterono perché questa epidemia fosse riconosciuta come tale. Li si vede giovani, vitali, innamorati e anche spaventati e consapevoli che molti di loro sarebbero morti prima dell’arrivo della cura.

Vale la pena vederlo.

Nov 26, 2017 - film erotici    No Comments

Vampyros lesbos (1971)

Questo è un film erotico di gran classe, curato nella regia e nella scelta della musica e capace di creare atmosfere oniriche e affascinanti. le espressioni vere e intense delle attrici abbelliscono il prodotto rendendolo pregiato. Il film è disseminato di simboli che si ripetono, tra i più frequenti ci sono: uno scorpione, un aquilone e un insetto su una rete. Il sangue viene rappresentato con un foulard rosso, molto evocativo.

Bellissima la scena con le due donne che corrono nude in spiaggia.

La trama è centrata su Linda, una donna energica che sogna da molto tempo una donna bruna, ne parla con lo psicoanalista senza avere una spiegazione convincente del fenomeno. Resterà così davvero sorpresa quando si troverà davanti la donna bruna dei suoi sogni in uno spettacolo di un locale di Instanbul e poi nei panni di una contessa, ereditiera, con cui andrà a parlare per lavoro.

Tornata dall’isola della contessa bruna s’imbatterà in un medico amante del sopranaturale e studioso di vampiri che ha in cura una ragazza morsa dalla bella vampira bruna e per questo in preda a frequenti crisi . Il medico insegnerà a Linda in modo in cui uccidere la donna bruna che l’ha morsa.

Non anticipo altro.

Il film è ricco di dettagli evocativi, scorre lentamente ma ti attrae nel trip mentale del regista che l’ha pensato. L’ambientazione  è fatta bene e lascia addosso una bella sensazione.

Non ho apprezzato molto la parta più erotica, l’ho trovata poco sensuale. Il motivo sta nella scelta del regista di creare delle scene erotiche tra la brunetta e una donna che si finge un manichino e tra la contessa e Linda che in quel momento è narcotizzata. Manca completamente la reciprocità del rapporto, la connessione e il desiderio di entrambe le donne che avrebbe reso le scene davvero sensuali. In questo film le scene più spinte sono tra una donna attiva e presente e una “ogettizzata”(nel caso della donna manichino) o priva di volontà ( quando Linda è narcotizzata) non c’è niente di piacevole e stimolante in questo, manca la dualità e lo scambio di due donne entrambe presenti con la loro essenza e personalità.

Probabilmente è dovuto al fatto che il regista è un uomo e non ha saputo raccontare bene un rapporto tra donne.

Il resto è notevole. Vale la pena vederlo.

 

Set 11, 2017 - film drammatici    No Comments

Catch hell

Questo film parla di un attore che viene rapito da Mike, uno psicopatico geloso del presunto rapporto dell’attore con sua moglie. Inizierà così una spirale di violenza e pazzia che si attenuerà col rapporto e i dialoghi tra l’attore e il complice di Mike, un ragazzo gay un po’ ritardato  di nome Junior.

Il film è girato tutto in una capanna, ciononostante riesce ad assere coinvolgente grazie alla buona recitazione degli attori  e alla qualità della regia. i dialoghi funzionano, non sono mai pesanti e scorrono via con naturalezza. La psicologia dei personaggi è ben descritta e rende il film stuzzicante e diverso da altri film con storie simili.

Veniamo alla trama:

Mike è un uomo disturbato e crudele, intende vendicare il tradimento subito, iniziando a picchiare duramente l’attore e denigrandolo in rete. Dopo essersi fatto raccontare i dettagli del presunto rapporto tra  l’attore e sua moglie, Mike decide di andare a lavoro per avere un alibi per il successivo omicidio dell’attore, lascerà così la vittima del rapimento e Junior soli, inizia qui la parte più interessante, incentrata sulla psicologia e umanità di Junior che sembra offrire all’attore una possibilità di sfruttare l’attrazione di Junior verso di lui per scappare.

Finale a sorpresa.

Di questo film ho apprezzato Junior, la semplicità con cui viene descritto e il modo in cui, tramite immagini e sguardi si narra di questa persona e dell’affetto innocente verso quell’uomo col sorriso da Hollywood. L’attrazione diventerà desiderio e da lì si creerà l’impatto che sbloccherà la situazione. Non anticipo nulla.

Un film gradevole con un finale che mi ha fatto sorridere e pensare che a volte le persone più semplici sono quelle che hanno dentro la maggiore saggezza. Nel complesso è un film interessante che mi è piaciuto. Lo consiglio.

Set 3, 2017 - documentario    No Comments

Nata in un campo di concentramento

Questo documentario parla di una storia straordinaria: sette donne ebree recluse in campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale mettono al mondo sette figli nel campo e riescono a tenerli vivi nell’oceano di morte che le circonda fino alla liberazione degli americani.

Il documentario racconta attraverso le voci di due madri sopravvissute la vita dei campi, il lavoro, a volte macabro ( come quello di prendere le lapidi dei cimiteri per farci un fondo stradale) e la straordinaria possibilità che gli fu data in un momento storico in cui le donne incinte venivano mandate a morire nelle camere a gas perché, cito Himmler, -i bambini ebrei di oggi domani saranno adulti che cercheranno vendetta-; per lui quindi i tedeschi di domani si sarebbero trovati ad avere nuovamente a che fare con il problema ebraico ma senza Hitler, motivo per cui andavano sterminati tutti. Queste donne però partoriscono alla fine della guerra ( a pochi mesi dalla liberazione) per questo furono messe tutte insieme nello stesso campo e, non si sa se per iniziativa di un singolo, o per ordini superiori ebbero la possibilità di vivere e partorire nel campo.

Gli americani che liberarono le sette donne piansero vedendo dei bambini tanto piccoli in quel luogo atroce perché non avevano mai trovato bimbi vivi in quei campi.

La donna che racconta la nascita del primo bimbo dei sette descrive la sensazione di speranza e stupore nel vedere una creaturina umana nascere dopo aver visto tanti morti, una sensazione che 60 anni dopo ricordava nitidamente.

Si racconta di una guardia SS che durante la marcia della morte, alle soglie della liberazione, prende il braccio uno di questi bambini per aiutare la madre sfinita ad arrivare al vagone. Una SS con un cuore, notevole.

Personalmente trovo che questi documentari siano una sorta di energia di riserva che uso quando non ce la faccio più o sono scoraggiata, penso che se quelle donne trovarono il coraggio e la forza di farcela in una situazione tanto estrema, allora forse posso riuscirci anch’io, così vado avanti, un altro giorno, un altro piccolo sforzo in più.

In ogni caso il documentario è ben fatto, lo consiglio.

 

Ago 2, 2017 - film drammatici    No Comments

parola di dio

Un gioiellino russo che parla di un adolescente che diventa un fanatico ortodosso e inizia a dare problemi a scuola  contestando l’uso dei bikini delle compagne durante l’ora di  nuoto e rifiutando le spiegazioni del mondo della professoressa di scienze. Gli adulti non sembrano interessati a mettere un freno alle azioni del giovane mostrando un assoluta indulgenza dovuta probabilmente al fatto che anch’essi sono stati cresciuti con valori e credenze ortodosse. I problemi del ragazzo vengono sottovalutati e sminuiti e l’unica insegnate che cerca di fare qualcosa studiando la bibbia per combattere sullo stesso piano del ragazzo vieni accusata e messa all’angolo dal corpo docente. Il finale è enigmatico e triste.

Di questo film ho letto molto, ho notato che in molti etichettano il comportamento del protagonista come ribellione adolescenziale: non sono d’accordo, penso che tutto il film parla invece di qualcosa che capita a molti credenti adulti, si tratta cioè della situazione in cui una fede ceca e rigida s’innesta su una situazione di disagio psicologico preesistente, si crea così una situazione in cui la fede alimenta e giustifica i disturbi mentali delle persone. Un esempio possono essere le pratiche autolesionistiche che la fede giustifica e che considera sintomo di santità. Santa maria Alacoque mangiava vomito e feci umane come penitenza, i suoi scritti mostrano una persona disturbata che per qualche motivo non è stata curata.

Un altro elemento è il sorrisetto comprensivo degli adulti che scelgono di chiudere un occhio anche sui comportamenti più ingiustificabili del ragazzo( tipo spogliarsi in classe). Anche questo è qualcosa che ha un riscontro nella realtà. Penso subito ai preti pedofili che vengono giudicati colpevoli e condannati a pene ridicole(1-2 anni al massimo) perché gli concedono tutte le attenuanti del caso. Anche i minorenni omosessuali o i bambini sottoposti ad esorcismi ottengono al massimo un sorrisetto divertito dalla maggior parte; io che l’ho vissuto dico che questo tipo di pratiche e i sensi di colpa che cercano d’insinuare sono violenza psicologica bella e buona e andrebbero vietate su persone minorenni; la legge strizza l’occhio ai credenti e tutto questo non succede. Dipende tutto  dall’idea che la religione debba essere rispettata anche quando fa del male o causa traumi e ferite alle persone, non la penso così e credo che andrebbe messi dei limiti a quello che i religiosi possono fare e dire, perché anche i credenti devono rispettare la legge e i diritti dei minori loro affidati.

Il terzo elemento del film è l’amicizia tra il ragazzo protagonista e uno storpio suo compagno  di scuola. Ho amato questa parte perché rappresenta perfettamente il comportamento dei credenti con chi ha un handicap o un altro problema: non ascoltano una parola del dolore dell’altro e poi danno soluzioni posticce che mostrano come l’unico motivo  per cui si sono avvicinate a quella persona è usare la loro debolezza e il loro stato di bisogno per convertirli e imporgli la loro visione delle cose.Il loro primo pensiero non è fare la cosa giusta per la persona ma convincerle delle loro credenze. Disgustoso e arrogante. Ma purtroppo è davvero così e anche in molti centri di volontariato cattolici si trovano un gran numero di volontari che è lì solo perché lo dice il vangelo senza un autentica comprensione e rispetto dell’altro, queste persone giudicano le persone che dovrebbero aiutare e si sentono superiori, credono che aiutare gli altri significhi abbassarsi e pretendono di essere ringraziati per questo ( li senti spesso lamentarsi di come gli aiutati non siano abbastanza riconoscenti e sottomessi), inutile dire che si comportano da carogne con le persone che dovrebbero aiutare. Non sono tutti così ma i più fanatici sì.

Il protagonista non difende lo storpio quando quest ultimo viene aggredito dai bulli, segno che è bravo a parole ma quando c’è da rischiare in prima persona è un codardo. Significativo.

In generale questo film somiglia ad un bicchiere di tè freddo in una giornata torrida: va giù che è un piacere e ti lascia rinfrescato e soddisfatto.

Il finale è emblematico.

Lo consiglio.

Lug 14, 2017 - documentario    No Comments

Bowling a Columbine

Un altro film di Michael Moore, questa volta si parla di una strage in una scuola americana in cui due studenti, armati di fucili acquistati legalmente, sparano uccidendo 13 persone e ferendone molte altre.

Il documentario riflette sui motivi per cui l’america ha un tasso così alto di omicidi e sparatorie scolastiche quando ne l’europa ne il canada sono così violente.

Parte tutto da quello che dice il padre di una vittima: “bisogna capire che le persone non comprano un tek semiautomatico a 39 colpi per sparare ai cervi”. Si inizia esaminando la facilità con cui si può ottenere legalmente un’arma potente , si continua scoprendo la situazione di panico indotto che i media mettono in atto pronosticando orribili sciagure che poi non si verificano, al solo fine di spaventare le persone e spingerle a comprare(armi, maschere antigas, antifurti.. etc). Si esaminano la condizioni lavorative disumane delle famiglie povere  e si paragonano con altri paesi.

Brutali le registrazioni delle vittime al 911 e i video in cui si vedono i due ragazzi sparare.

Nel complesso questo film è interessante in quanto va oltre il sensazionalismo di questa tragedia per cercarne le cause che spesso si palesano in un insieme di fattori che si uniscono e portano a queste situazioni orribili.

Pur apprezzando questo lavoro credo che questo documentario abbia delle carenze in quanto si concentra sul contesto in cui è avvenuto il tutto tralasciando dettagli a mio avviso centrali per capire quanto accaduto, per esempio non si accenna al fatto che uno dei due assassini era sotto psicofarmaci, dei farmaci che guardacaso hanno l’effetto collaterale di aumentare l’aggressività e ridurre l’empatia. Sarebbe stato un aspetto interessante da approfondire ma in questo lavoro viene glissato del tutto. Solo uno dei tanti aspetti che vengono tralasciati.

In ogni caso da’ da pensare e secondo offre molti spunti.

Lo consiglio.

Lug 4, 2017 - telefilm    No Comments

Preacher

Preacher è una serie tv che ha stile da vendere. I personaggi sono nitidi, sfumati e intrisi di cinico humor; coinvolgono. La trama è accattivante e fa riflettere senza diventare mai pesante; la storia è infatti sempre spigliata e fluida e scorre tranquilla fino al finale apice, episodio dopo episodio vedi la tragedia montare fino all’esplosione finale;  è affascinate.

La storia parla di un predicatore, tatuato, avezzo alle risse e amante delle bevute che si ritrova a gestire una chiesa per una promessa fatta al padre, anch’esso predicatore. Il protagonista è quindi un uomo che ha interiorizzato i giudizi negativi del padre su di lui, che si sente cattivo (o meglio non abbastanza buono per le aspettative del padre), e per questo cerca di cambiare(con poco successo) e diventare migliore. Si tratta cioè di un uomo che si giudica severamente e non si accetta per quello che è  e nel fare questo accetta un ruolo di guida spirituale che non gli appartiene.

Quest uomo  scoprirà di avere un potere misterioso e ambiguo e inizierà ad usarlo sulla scia del “il fine giustifica i mezzi” creando involontariamente dolore e scompiglio.

Accanto a lui ci sarà un vampiro irlandese, socievole, divertente con una parlantina irrefrenabile e amante di droghe e spassi; e una donna grintosa e combattiva Tulip, amica d’infanzia che cercherà di portarlo lontano da lì.

Sullo sfondo le storie dei paesani che vengono raccontate al prete e che rendono viva la storia e la città.

E’ una serie di buona qualità, mette in luce alcune delle contraddizioni dei credenti e con intelligente ironia rende tutto profondo e affascinante.  Non mancano le scene sanguinolente volutamente caricate per essere quasi una parodia di se stesse, le parti divertenti  e  i dialoghi aperti, mai banali, con un effetto molto naturale . La regia abbellisce il tutto con delle immagini realmente espressive che da sole trasformano delle scene leggere e leggermente surreali in qualcosa di espressivo e artistico. Il livello globale è buono ed è molto piacevole da vedere.

Questo telefilm è stato criticato a lungo per la sua poca attinenza col fumetto da cui è tratto ma a me è piaciuto così com’è; trovo assolutamente logico che due prodotti diversi vengano raccontati con stili differenti.

La consiglio.

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